Chi soffre di acufeni spesso arriva con una domanda semplice e una storia complicata. Il suono c’è, magari è un fischio, un ronzio, un fruscio, a volte cambia intensità durante la giornata, a volte peggiora la sera, a volte si accompagna a tensione cervicale, dolore alla mandibola, click dell’articolazione. Il problema è che gli acufeni hanno molte cause possibili, e non esiste una risposta unica valida per tutti.
L’acufene non è una diagnosi, è un sintomo. In tanti casi nasce dall’apparato uditivo, e la valutazione otorinolaringoiatrica e audiologica resta il primo passaggio logico.
Detto questo, esiste una quota di pazienti in cui l’acufene si comporta in modo “somatico”, cioè sembra influenzato da mandibola, muscoli masticatori e distretti cervicali. In questi casi la gnatologia moderna può avere un ruolo, non come promessa di guarigione, ma come parte di un inquadramento serio e multidisciplinare.
Perché si parla di collegamento tra acufeni e mandibola
Negli ultimi anni la letteratura scientifica ha descritto l’associazione tra disturbi temporo mandibolari e acufeni con una certa coerenza. Meta analisi e revisioni indicano che chi ha un disturbo dell’articolazione temporo mandibolare ha una probabilità più alta di riferire acufeni rispetto a chi non presenta quel tipo di disfunzione.
Questo non significa che la mandibola sia “la causa” di tutti gli acufeni, significa che in una parte dei pazienti i due quadri convivono e, quando convivono, possono influenzarsi.
Il concetto chiave è quello di acufene somatosensoriale. Alcune persone riescono a modificare l’intensità o il tono dell’acufene muovendo la mandibola, stringendo i denti, aprendo la bocca, ruotando il collo, o comprimendo determinati muscoli. Questo tipo di modulazione è uno dei segnali clinici più interessanti, perché suggerisce un coinvolgimento delle vie somatosensoriali, cioè di muscoli e articolazioni che “parlano” con i circuiti che gestiscono la percezione sonora.
In altre parole, in alcuni casi l’acufene non nasce da un problema dentale, ma può essere amplificato, mantenuto o modulato da tensioni e disfunzioni dell’area cranio cervico mandibolare.
Quando ha senso coinvolgere lo gnatologo
Nella pratica clinica, lo gnatologo può essere utile quando l’acufene si presenta insieme a segnali compatibili con un disturbo oro facciale. Per non rendere questo discorso vago, ci sono due indicatori che, quando presenti, rendono sensato un approfondimento gnatologico.
- L’acufene cambia quando muovi la mandibola o il collo, oppure quando stringi i denti, magari senza accorgertene.
- Coesistono sintomi come dolore davanti all’orecchio, click o scatti dell’articolazione, tensione ai muscoli masticatori, cefalee muscolo tensive, bruxismo, difficoltà ad aprire bene la bocca, oppure dolore cervicale ricorrente.
In questi casi il senso della visita non è promettere una terapia “per l’acufene”, ma verificare se esiste un contributo muscolo articolare che si può trattare in modo conservativo, con l’obiettivo realistico di ridurre tensione, dolore, e in alcuni casi anche l’impatto soggettivo dell’acufene. Se ti è utile, sul sito trovi già una pagina di approfondimento sull’acufene in ottica oro facciale, e una pagina sul dolore temporo mandibolare, che è spesso parte dello stesso quadro clinico.

Quando invece non bisogna “forzare” la pista mandibolare
Ci sono situazioni in cui è prudente non attribuire l’acufene alla mandibola, almeno non come primo passo. Se l’acufene è pulsante, se è comparso improvvisamente insieme a calo dell’udito, se si accompagna a vertigini importanti, se è monolaterale e recente, o se ci sono sintomi neurologici associati, la priorità è una valutazione medica otorinolaringoiatrica e neurologica mirata.
Il punto è fare diagnosi ordinate, non inseguire soluzioni.
Cosa fa la gnatologia moderna in questi casi
La gnatologia moderna si basa su una valutazione funzionale completa e su terapie personalizzate, non su soluzioni standard. È un approccio clinico che valuta funzione, muscoli, articolazioni, abitudini, e quando serve integra altri specialisti. Nel contesto acufeni, l’obiettivo è identificare e trattare eventuali fattori muscolo articolari che possono essere correlati.
In studio, la valutazione parte dall’anamnesi, cioè capire quando è iniziato il sintomo, come varia durante la giornata, cosa lo peggiora, se ci sono momenti di silenzio completo, se cambia con la masticazione o con la postura. Poi si passa all’esame funzionale, si osserva il movimento mandibolare, si valutano i muscoli masticatori e cervicali, si verificano segni di bruxismo e serramento, si analizza l’articolazione temporo mandibolare.
Quando emerge un quadro coerente, le opzioni terapeutiche restano conservative, e possono includere, in base al caso:
◾dispositivi intraorali su misura
◾terapia manuale in collaborazione con fisioterapista o osteopata
◾rieducazione di abitudini funzionali
◾gestione del serramento
◾terapia farmacologica
Attenzione però, il risultato non è garantito, e non sarebbe corretto presentarlo come tale. In alcuni pazienti l’acufene può attenuarsi, in altri può non cambiare ma migliorano dolore, tensione, qualità del sonno, e quindi anche la tolleranza del sintomo. Questo è spesso un obiettivo clinico realistico e utile.
Un approccio serio, non empirico
È vero che la terapia dell’acufene può essere empirica se si procede a tentativi senza diagnosi, o se si promette una cura rapida. Diventa invece ragionevole quando si definisce bene il perimetro, si escludono le cause primarie con chi di competenza, e si lavora sui fattori modificabili, con aspettative chiare.
Il valore della visita gnatologica, in questo contesto, è capire se il sistema mandibola muscoli articolazione sta contribuendo al problema, e se intervenire su quel sistema ha senso per quel paziente specifico.
Se ti riconosci in questa situazione
Se hai acufeni e, insieme, noti serramento dei denti, dolore mandibolare, click articolari, cefalee, o tensione cervicale, può essere utile una valutazione gnatologica, soprattutto dopo aver fatto, o in parallelo, un corretto inquadramento otorinolaringoiatrico.
Nel nostro studio ad Arezzo, la priorità è sempre la diagnosi. Capire se esiste un contributo oro facciale al tuo sintomo, chiarire cosa si può fare in modo conservativo, e cosa invece è più corretto demandare ad altri specialisti. Se c’è una strada sensata, la costruiamo con trasparenza, senza promesse e senza trattamenti standard.
Se vuoi, possiamo partire da una prima visita specialistica e valutare insieme il tuo caso.
Studio Dr. Giacomo Crocini
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