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Gnatologo o otorino? (e quando servono entrambi)

Quando compaiono sintomi come acufeni, pressione o fastidio vicino all’orecchio, vertigini, dolore davanti al padiglione auricolare, molte persone non sanno a chi rivolgersi. È una situazione frequente, perché l’area dell’orecchio confina con l’articolazione temporo mandibolare, con i muscoli masticatori e con strutture che possono generare sintomi molto simili tra loro.

La domanda più frequente che ricevo è: serve lo gnatologo o serve l’otorino?  La risposta più corretta, nella maggior parte dei casi, è che dipende dal tipo di sintomo, da come è iniziato e da cosa è associato. E soprattutto, a volte servono entrambi, non perché la situazione sia confusa, ma perché orecchio e mandibola possono essere coinvolti nello stesso quadro clinico, e un percorso fatto bene, spesso, è multidisciplinare.

Nel mio studio ad Arezzo mi occupo di disturbi oro facciali e di gnatologia moderna. Questo significa che quando un sintomo sembra collegato a mandibola, muscoli e articolazione temporo mandibolare, posso aiutare a inquadrarlo e a trattarlo in modo conservativo. Allo stesso tempo, quando ci sono segnali che suggeriscono una causa otologica primaria, l’otorino è il riferimento più corretto.

Se vuoi un quadro generale del tipo di disturbi che trattiamo in ambito oro facciale, puoi partire da qui

Che cosa valuta lo gnatologo, in modo concreto

Lo gnatologo valuta la funzione del sistema cranio mandibolare. In pratica osserva come si muove la mandibola, come lavorano i muscoli masticatori, come si comporta l’articolazione temporo mandibolare, se ci sono segni di serramento o bruxismo, se sono presenti click, scatti o blocchi, se il dolore è muscolare o articolare, e se il sintomo cambia con alcune manovre funzionali.

Non si tratta di attribuire tutto alla mandibola. L’obiettivo è capire se esiste un contributo funzionale e se intervenire ha senso.

Per esempio, quando i sintomi principali sono dolore mandibolare, click articolari o difficoltà ad aprire bene la bocca, la pagina più utile da leggere è questa.

Se invece il problema dominante è il serramento, soprattutto di giorno, o il bruxismo notturno, qui trovi un approfondimento.

Che cosa valuta l’otorino

L’otorino valuta l’apparato uditivo e vestibolare. Se il sintomo riguarda udito, vertigini importanti, instabilità, otalgie con segni otologici, o un cambiamento improvviso dell’udito, l’otorino è il primo riferimento. In molti casi servono audiometria, impedenzometria, valutazioni specifiche e, se necessario, approfondimenti di imaging indicati dallo specialista.

È fondamentale dirlo: se l’acufene è un sintomo “puro”, cioè senza segnali mandibolari e senza dolore masticatorio, la valutazione otorinolaringoiatrica è spesso il primo passo.

Quando è utile una valutazione combinata, gnatologo e otorino

Ci sono situazioni in cui la collaborazione è la soluzione più razionale. Non perché uno dei due “non basta”, ma perché i sintomi sono sovrapposti e vanno separati con metodo.

Ecco due scenari tipici.

Il primo scenario è quello di chi ha acufeni e, insieme, serramento dei denti, tensione ai muscoli masticatori, click dell’ATM o dolore davanti all’orecchio. In questi casi l’otorino è utile per inquadrare la componente uditiva, lo gnatologo è utile per verificare se esiste una componente somatica, cioè muscolo articolare, che può influenzare il sintomo. In modo prudente, senza promesse, si lavora su ciò che è modificabile.

Se vuoi approfondire l’acufene in ottica oro facciale, qui trovi una pagina dedicata.

Il secondo scenario è quello di chi riferisce “dolore all’orecchio”, ma all’esame otorinolaringoiatrico non emerge una causa otologica. In alcuni casi il dolore percepito come otalgia è in realtà un dolore riferito dall’ATM o dalla muscolatura masticatoria. Qui la gnatologia moderna può essere utile, perché permette di distinguere un dolore articolare da un dolore muscolare e di impostare un trattamento conservativo.

Come orientarsi, in pratica

È più sensato partire dall’otorino quando il sintomo è soprattutto uditivo, con variazioni dell’udito, acufene improvviso associato a calo uditivo, vertigini importanti, sintomi monolaterali recenti, oppure dolore auricolare con segnali otologici.

È più sensato coinvolgere anche lo gnatologo quando l’acufene o la pressione auricolare si accompagnano a dolore mandibolare, click dell’ATM, rigidità dei muscoli masticatori, serramento diurno, bruxismo, difficoltà ad aprire la bocca, dolore davanti all’orecchio che aumenta masticando.

Il punto centrale è questo: la scelta giusta non è “uno contro l’altro”, è fare diagnosi ordinate, con un percorso che rispetti i sintomi reali del paziente.

Come lavoriamo nel nostro studio

Quando un paziente arriva con sintomi “a cavallo” tra orecchio e mandibola, la prima cosa è ricostruire bene la storia clinica, quando è iniziato, cosa lo peggiora, cosa lo attenua, se cambia durante la giornata, se è legato al sonno. Poi facciamo una valutazione funzionale dell’ATM e della muscolatura.

Se emergono segnali compatibili con disturbi del sonno, russamento o risvegli non ristoratori, può essere utile approfondire anche quell’aspetto, perché alcuni disturbi oro facciali convivono con problemi del sonno. Qui trovi la pagina dedicata.

Una conclusione concreta, con i piedi per terra

Acufeni, dolore vicino all’orecchio e fastidi facciali non hanno sempre una causa unica. In alcuni casi la mandibola non c’entra, in altri c’entra eccome, spesso come fattore che amplifica o mantiene il disturbo. Lo gnatologo può essere utile quando c’è una componente muscolo articolare, l’otorino è essenziale quando la componente uditiva è primaria. Quando serve, la collaborazione è la strada più sensata.

Se vuoi un inquadramento serio dei tuoi sintomi in ottica di gnatologia moderna, puoi contattarci qui.

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