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Ortodonzia, impianti e protesi curano il bruxismo? Cosa dicono le evidenze

Chi scopre di digrignare o serrare i denti si sente spesso proporre soluzioni molto diverse tra loro: un apparecchio per riallineare i denti, la sostituzione di vecchie otturazioni, a volte capsule o protesi estese. L’idea di fondo è che, sistemando il modo in cui i denti occludono, il bruxismo si attenui fino a scomparire. È un ragionamento intuitivo, e proprio per questo molto diffuso, ma la ricerca degli ultimi vent’anni va in un’altra direzione. Capire perché aiuta a evitare trattamenti lunghi e costosi che non incidono sul problema e a concentrarsi su ciò che serve davvero.

Da dove nasce il bruxismo

Il bruxismo è un’attività dei muscoli masticatori regolata dal sistema nervoso centrale. Può comparire durante il sonno, quando si associa ai micro-risvegli e ai cambiamenti di fase, oppure di giorno, sotto forma di serramento legato a concentrazione, stress e tensione emotiva. Le due forme hanno meccanismi diversi, e le abbiamo approfondite nell’articolo sulle differenze tra bruxismo e denti serrati.

Il consenso internazionale pubblicato nel 2013 e aggiornato nel 2018 da un gruppo di esperti coordinato da Frank Lobbezoo descrive il bruxismo come un comportamento, con fattori di rischio che riguardano stress, ansia, disturbi del sonno, alcuni farmaci, fumo, alcol e caffeina. La forma e la posizione dei denti non figurano tra le cause principali. Per molto tempo si è pensato che un contatto sbagliato tra i denti scatenasse il digrignamento, ma gli studi controllati non hanno confermato questo legame.

Cosa succede quando si interviene sui denti per curarlo

Se la causa è centrale, modificare i denti significa agire a valle. Un riallineamento ortodontico, un molaggio selettivo o una riabilitazione protesica cambiano il punto in cui i denti si toccano e lasciano invariata l’attività dei muscoli che li stringono. Il paziente continua a serrare o digrignare, solo su una superficie diversa.

Le revisioni della letteratura concordano sul fatto che gli interventi irreversibili sull’occlusione non sono indicati come terapia del bruxismo. C’è poi un aspetto pratico che pesa sul paziente. Un piano di trattamento esteso richiede tempo e denaro, e quando al termine il bruxismo si ripresenta, com’è prevedibile, la delusione rischia di allontanare la persona da un percorso che potrebbe davvero aiutarla.

Quando ortodonzia, impianti e protesi hanno senso in chi soffre di bruxismo

Questi trattamenti restano validi per i loro scopi. Un apparecchio corregge un affollamento o un morso che crea problemi funzionali ed estetici, un impianto sostituisce un dente perso, una protesi ricostruisce denti usurati o fratturati. Chi soffre di bruxismo può averne bisogno esattamente come chiunque altro.

La differenza sta nell’ordine delle cose. Un bruxismo non riconosciuto sottopone impianti, corone e faccette a carichi molto superiori a quelli della masticazione normale, con il rischio di fratture della ceramica, allentamento delle viti o sovraccarico dell’osso attorno all’impianto. Prima di lavori protesici o implantari importanti conviene quindi valutare se c’è un’attività parafunzionale e pensare fin da subito a come proteggere il risultato. In questa prospettiva il bruxismo diventa un fattore da gestire per far durare le cure, più che un disturbo da guarire attraverso di esse.

Come si gestisce il bruxismo

Il primo passo è la diagnosi. Durante la visita gnatologica raccogliamo la storia del paziente, osserviamo l’usura dei denti, valutiamo muscoli e articolazione temporo-mandibolare e cerchiamo di capire se il bruxismo è prevalentemente notturno o diurno. Segnali come il risveglio con la mandibola stanca, di cui abbiamo parlato nell’articolo su chi si sveglia con i denti serrati, orientano già molto.

Per il bruxismo notturno lo strumento più usato è il bite, una placca su misura da indossare durante la notte. Il suo compito è proteggere denti e restauri dall’usura e distribuire i carichi, e questo va chiarito bene al paziente perché sappia cosa aspettarsi.

Nel serramento diurno conta molto la consapevolezza: imparare a riconoscere i momenti in cui si stringono i denti e a rilasciare la mandibola, a volte con l’aiuto di esercizi o di semplici promemoria durante la giornata. Quando stress e ansia hanno un peso importante, può essere utile coinvolgere altre figure professionali.

Nei casi più severi, con muscoli molto sviluppati o dolore persistente, valutiamo anche il botulino terapeutico, che riduce per alcuni mesi la forza di contrazione dei muscoli masticatori. Se il bruxismo notturno si accompagna a russamento, sonno poco ristoratore o sospette apnee, una polisonnografia domiciliare permette di capire se c’è un disturbo respiratorio da trattare, perché in quei casi il digrignamento può esserne una conseguenza.

Il bruxismo si può eliminare del tutto?

Nella maggior parte dei casi l’obiettivo realistico è tenerlo sotto controllo. Il bruxismo tende a variare nel tempo, peggiora nei periodi di stress e si attenua in quelli più sereni, e nessun trattamento, compreso quello gnatologico, garantisce che scompaia per sempre. Quello che si può ottenere è ridurre dolore e usura, proteggere denti e lavori già eseguiti e dare al paziente gli strumenti per riconoscere e gestire il problema.

Dirlo con chiarezza fa parte di una cura onesta. Una promessa di guarigione definitiva, soprattutto se legata a interventi estesi sui denti, merita qualche domanda in più prima di essere accettata.

Domande frequenti

Se sistemo il morso smetto di digrignare i denti?
Nella maggior parte dei casi no. Il bruxismo è regolato dal sistema nervoso e continua anche dopo che il contatto tra i denti è stato modificato.

Il bite cura il bruxismo?
Il bite protegge denti e restauri dall’usura e aiuta a distribuire i carichi. È uno strumento di protezione e dà il meglio insieme agli altri aspetti della gestione.

Chi soffre di bruxismo può mettere un impianto?
Sì, a patto che il bruxismo venga riconosciuto prima e gestito anche dopo l’intervento, di solito con un bite protettivo e controlli periodici.

L’apparecchio ortodontico può peggiorare il bruxismo?
Le prove disponibili non indicano un effetto rilevante in un senso o nell’altro. L’apparecchio va scelto per correggere problemi di allineamento o di morso, tenendo conto del bruxismo nella pianificazione.

Lo stress può causare il bruxismo?
Lo stress è uno dei fattori di rischio più documentati, soprattutto per il serramento diurno, anche se raramente agisce da solo.

A chi rivolgersi se sospetto di avere il bruxismo?
A uno gnatologo, cioè un dentista che si occupa dei disturbi dei muscoli masticatori e dell’articolazione temporo-mandibolare, che può valutare la situazione e coordinarsi con altri specialisti quando serve.

Valutare il bruxismo nel nostro studio

Se stringi o digrigni i denti e ti è stato proposto un trattamento sui denti per risolvere il problema, può essere utile un confronto prima di decidere. Nel nostro studio ad Arezzo ci occupiamo di bruxismo con un approccio gnatologico: partiamo da una valutazione completa, ti spieghiamo cosa è realistico aspettarsi e costruiamo insieme un piano di gestione adatto a te. Se vuoi fissare una visita, puoi contattarci qui.

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